Lo studio “La dispersione scolastica in Italia: un’analisi multifattoriale”
Questo progetto di indagine dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza aveva come scopi generali quelli di: – individuare processi partecipati, strumenti e buone prassi volti a prevenire e ad arginare la dispersione scolastica; – suggerire un modello replicabile nei territori; – formulare raccomandazioni al Governo, alle istituzioni competenti, agli enti locali, alla società civile.
I principali obiettivi specifici individuati di questo studio erano i seguenti: – suggerire modelli praticabili per ridurre i numeri della dispersione scolastica; – individuare e riesaminare le prassi attualmente in uso per contrastare la dispersione scolastica, valorizzando le buone prassi consolidate; – identificare i punti critici del procedimento attivato quando lo studente si allontana dal circuito scolastico; – indagare le cause sociali, extrascolastiche, che intervengono nel fenomeno; – suggerire percorsi e strumenti per sostenere i casi di abbandono scolastico non dovuti alla scelta dello studente (es. presa in carico dai servizi sociali, ecc); – suggerire modalità per migliorare la qualità della permanenza a scuola degli studenti; – individuare e suggerire modalità per modificare la scuola da punto di vista della metodologia didattica e dell’ambiente scolastico; – individuare prassi che promuovano processi di partecipazione, centrati sul ruolo attivo degli studenti in modo da indirizzare decisioni relative alla quotidianità scolastica che fungano da deterrente al fenomeno della dispersione.
Riflessione sulle cause della dispersione
Le esperienze raccontate hanno messo in evidenza, in primo luogo, la necessità di azioni che, concertate sul territorio tra diversi attori, non siano focalizzate solo sul bambino, sullo studente e sulla scuola. Quello che emerge anche dall’osservazione empirica è che per agire sul fenomeno della dispersione scolastica occorre agire nei contesti e, quindi, anche fuori dalla scuola: come accennato nel capitolo precedente, la dispersione, l’abbandono e l’insuccesso, infatti, non nascono solo nella scuola e non si contrastano solo lì. Le cause dell’insuccesso scolastico e della dispersione sono, infatti, molteplici e non riconducibili a un solo ambito. Affrontare un fenomeno così complesso e multifattoriale impone, in particolare, uno sguardo sui contesti familiari e sociali, oltre che sulla realtà scolastica, e porta alla ribalta il concetto, diversamente espresso e formulato, di una deprivazione economica, sociale e culturale, non solo familiare ma anche territoriale, che può essere ricompresa nella cosiddetta “povertà educativa”. La centralità delle competenze trasversali solleva anche la riflessione sulla loro valorizzazione all’interno del curricolo dei diversi ordinamenti e sul peso che nella scuola viene dato a quelle abilità, non cognitive, ma personali – di tipo socio emotivo – comportamentali e relazionali, fondamentali per lo sviluppo personale e la partecipazione sociale. Si tratta di un tema che le buone prassi, così come la ricerca, segnalano e che meriterebbe una riflessione seria con investimenti nella ricerca valutativa. Viene, dunque, coralmente indicata come efficace la valorizzazione degli apprendimenti non formali e informali messi in connessione con le richieste della scuola; viene anche messa in evidenza l’efficacia educativa di aspetti qualitativi delle scuole – aspetti difficili da cogliere con le misurazioni – come il clima, la capacità di coinvolgere attivamente gli studenti e di creare senso di appartenenza alla comunità scolastica, di costruire la scuola come una struttura valoriale. Si tratta di aspetti qualitativi che dovrebbero acquisire centralità nella riflessione e nel dibattito sulla scuola.
Centralità del bambino e del ragazzo, prima ancora che dello studente, e supporto alle famiglie, vuol dire anche costruzione di luoghi accoglienti, possibilmente belli, dove si possa apprendere, socializzare, imparare a stare con gli altri ma anche dove si possano trovare risposte ai differenti bisogni, anche familiari (servizi, sostegno ecc.). La questione degli ambienti, naturalmente, si riverbera anche sulle scuole, che dovrebbero essere belle, dotate di spazi e laboratori, accoglienti e aperte diventando luogo di aggregazione e di socialità. Il dossier di oltre 200 pagine merita una attenta valutazione. Di particolare interesse per la realtà di Chioggia e i suoi istituti superiori mi sembrano le raccomandazioni dell’Agenzia n.5,6,7 che riassumo qui di seguito. Un fattore chiave è l’apertura delle scuole alla collaborazione con enti territoriali (Comune, Servizi Sociali ecc.) e associazioni del terzo settore in grado di coinvolgere e motivare i ragazzi a esprimersi e diventare attivi nel loro processo di crescita e quindi di formazione. Sono ansioso di leggere le interviste di ragazzi-limite raccolte dall’associazione Muraless ad esempio. La ricca appendice riporta parecchie schede su casi di buone pratiche cui ispirarsi per migliorare la propria realtà ed è secondo me uno strumento di consultazione irrinunciabile per chi si occupa di questo tema.
Raccomandazioni
– di istituire aree di educazione prioritaria nelle zone del Paese a più alto rischio di esclusione sociale – assicurare le opportune sinergie col Piano nazionale di contrasto alla povertà e con i servizi territoriali – monitorare sistematicamente i processi e gli esiti degli interventi in termini di output e outcome a livello locale
– di intervenire sulle competenze di base della popolazione adulta quale presupposto per creare le condizioni familiari necessarie al contrasto della dispersione scolastica In particolare, appare necessario: – potenziare l’offerta dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) – estendere ai CPIA la possibilità di erogare in via ordinaria anche percorsi pre- professionalizzanti e professionalizzanti per gli adulti e per i giovani-adulti – adeguare la normativa relativa al Reddito di cittadinanza, formulando una previsione espressa o rafforzando quella esistente, attraverso la regolamentazione del Patto per l’inclusione o per il lavoro, condizionato sia alla frequenza scolastica dei figli con buon profitto, sia alla frequenza, da parte dello stesso percettore del Reddito, di un percorso di formazione o istruzione.
– incentivare la cooperazione dal basso e il lavoro di rete a livello territoriale, a partire dall’attenzione ai contesti e attraverso protocolli di lavoro condivisi – semplificare, per tutti i gradi di istruzione, le procedure di accesso e le modalità di rendicontazione dei progetti a finanziamento pubblico (a partire dai PON e POR) – promuovere presso le istituzioni educative e i vari soggetti educativi e sociali, partner.
FONTI
Studi del Comune di Milano su come contrastare la dispersione durante e dopo la pandemia: https://www.ismu.org/osservatorio-sulla-dispersione-scolastica-del-comune-di-milano/
Analisi multifattoriale della dispersione e di come contrastarla, a cura dell’Autorità di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza: https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2022-06/dispersione-scolastica-2022.pdf
Dati ministeriali dispersione 2017-2020: https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/La+dispersione+scolastica+aa.ss.2018-2019+e+aa.ss.2019-2020.pdf/99ea3b7c-5bef-dbd1-c20f-05fed434406f?version=1.0&t=1622822637421