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Da alcuni anni si è innescata una competizione tra scuole in crisi, perchè stanno affrontando o dovranno affrontare presto un forte calo demografico della popolazione studentesca. Credo sia importante riflettere pubblicamente su queste dinamiche e nella politica locale su come rendere più attrattive, trasparenti, eque le nostre scuole. Stiamo rispondendo ai bisogni formativi della nostra comunità? Come possiamo agevolare i trasporti degli studenti da fuori, fornire borse di studio e buoni per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, buoni pasto? Io credo che dovremmo aprire le scuole, i loro parchi e le loro biblioteche allo studio pomeridiano degli studenti per renderle luoghi di socialità e cultura in senso ampio!

Un semplice provvedimento che cambierebbe immediatamente la situazione in ambito regionale e nazionale sarebbe di ridurre il numero di studenti per classe. Che senso ha avere classi pollaio da 25 o più allievi, dove si lavora a fatica, quando abbiamo personale e spazi per lavorare benissimo in classi da 12-15 studenti? Perchè dobbiamo tollerare le classi “articolate”, ovvero di due indirizzi diversi che vengono unite per alcune materie comuni (italiano, storia, scienze motorie ecc.) con grossi problemi organizzativi e di relazione? La linea dell’USR Veneto è chiarissima: tagliare posti di lavoro e risparmiare sui costi sull’educazione, come fosse un settore secondario. Questa linea politica è stata finora sposata dalla Regione (con la vecchia ass. Donazzan ora parlamentare in Europa) e dalla Giunta comunale attuale di Chioggia ad esempio. Al contrario la città di Venezia ha seguito altri percorsi e ha tutelato molto meglio di Chioggia ad esempio i suoi Istituti Comprensivi, specialmente quelli insulari.

Dunque si possono e si debbono proporre alternative a questo scenario cupo, anche a costo di reinventare le nostre scuole come centri di ricerca, formazione degli adulti e, perchè no, centri di istruzione superiore. Usiamo e sviluppiamo l’autonomia scolastica come leva per inventare il futuro. Apriamo laboratori, officine, professionalità con la società civile e i settori produttivi locali con dinamismo e serietà. Ci ripetiamo spesso che viviamo in una società dell’informazione ma chi veramente dovrebbe operare con onestà intellettuale e dedizione per saperne di più e trasmettere il meglio, ovvero noi insegnanti, pare abbia abdicato al suo ruolo, tutelato persino dall’articolo 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Constatando una continua riduzione di questi margini di autonomia ho ritenuto che il miglior modo per servire l’interesse pubblico fosse lasciare la scuola pubblica e sviluppare servizi e prodotti a supporto di chi ne subisce i difetti o ne viene emarginato, mentre matura una profonda e indispensabile riforma.