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Quando lo sport educa

Sono tornato a insegnare nella scuola pubblica dal 2020 al 2025 e ho confrontato le generazioni che incontravo in classe con quelle di 10 anni fa e con la mia adolescenza negli anni Novanta del secolo scorso. Dai loro bisogni umani e formativi ricevo potenti stimoli a cercare in me, attorno a me, prima di me esperienze e prodotti culturali adatti a rispondere a queste richieste, ora mute ora urlate. Dopo 2 anni di chiusure, divieti, paura dell’altro, distanziamenti, digitalizzazione forzata c’è sicuramente bisogno di contatto, aria aperta, forti emozioni da condividere e manifestare ma anche di sfide. Durante queste vacanze di Natale ho selezionato luminosi e potenti esperienze da proporre ai miei ragazzi e, in forma forse diversa, alle mie ragazze.

Una di queste è la bellissima esperienza che ho fatto da ragazzo con il rugby a 15 (rugby union). Ce lo hanno insegnato Romano Minoia, un piccoletto energetico e dal carisma trascinante, con l’aiuto di Massimo Pionelli detto “tenaia”, uno spilungone intellettuale che sembrava aver poco a che fare con questo sport. Qualche pallone, un passaparola tra i ragazzi, amici di amici e la disponibilità loro e di qualche familiare per andare ad allenarci a Bessimo, mi pare, e poi a Bienno, il mio paese natio. Perchè dico con sicurezza che il rugby ha un alto valore educativo? Il rugby è stato inventato e messo a punto nei college inglesi a metà Ottocento, prima sport amatoriale per la futura elite dell’impero britannico e poi gioco per tutti, in tutto l’impero. Ecco perchè le maggiori potenze rugbistiche sono paesi anglosassoni o e le loro ex colonie (Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa).

Per semplicità elenco i punti a favore del rugby:

1- è uno sport di squadra, fiducia e coesione sono indispensabili per vincere
2- tutta la squadra attacca e tutta la squadra difende, non c’è staticità
3- ogni giocatore a seconda delle fasi di gioco può segnare punti, non ci sono ruoli di serie A o B
4- il controllo della palla e del gioco passa innanzitutto dal gioco a mano, quindi è indispensabile affiatarsi e saper passare palla continuamente
5- giocando si formano dei raggruppamenti dove le squadre competono in forza fisica
6- ci sono fasi di gioco dove sono indispensabili velocità e precisione
7- come è possibile essere potenti e rapidi? Ci sono ruoli diversi pensati per tipi fisici e attitudini diverse
8- nel rugby a 15 ci sono 9 ruoli diversi che richiedono appunto fisicità e capacità tecniche differenti
9- è un gioco di contatto fisico e di lotta, dimensione totalizzante e adrenalinica
10- ci sono regole molto nette e un’educazone al fair play continua
11- giocatori che compiono azioni scorrette oltre al possibile intervento arbitrale incorrono nell’immediata reazione di tutta la squadra avversaria e a volte dei loro stessi compagni. Proprio perchè è un gioco dove si rischiano gli infortuni chi volutamente mette a rischio l’incolumità di un giocatore viene subito castigato. Gesti ripetuti infangano l’onore del singolo giocatore come quello dell’intero club che può arrivare anche a espellere un giocatore del genere.
12- si viene educati a condiserare i giocatori dell’altra squadra avversari, non nemici. Infatti si saluta sia all’ingresso che all’uscita tutti i membri dell’altra squadra
13- come si onora il nostro avversario? Giocando meglio di lui, segnando punti e facendo con maggiore eleganza e stile
14- il gioco si sviluppa in 2 tempi di gioco ma cè anche una terza fase, tradizione custodita dai migliori club in tutto il mondo: c’è un terzo tempo che consiste nel festeggiare insieme, ospitando la squadra ospite e i loro accompagnatori, condividendo un panino, una birra o un pranzo.
15- il rugby infine custodisce una lunga tradizione goliardica di canti, scherzi, prove da superare che indirizzano costruttivamente la naturale esuberanza, stimolandola quando è poca, regolamentandola quando è troppa.
16- dimenticavo… il rugby fino a 12 anni si può giocare in squadre miste, maschi e femmine, poi iniziano le categorie. E’ molto più comune trovare club maschili ma il rugby femminile è diventato ormai una presenza stabile e interessante di questo sport.

Autore

prof. Francisco Panteghini

ex rugbista